Cybersecurity: il punto debole non è sempre il computer. Spesso siamo noi.

I recenti episodi di violazione informatica che hanno coinvolto importanti piattaforme utilizzate da aziende e professionisti, tra cui il caso che ha interessato Contabilità in Cloud di TeamSystem, dimostrano ancora una volta quanto la sicurezza informatica sia diventata una priorità...

I recenti episodi di violazione informatica che hanno coinvolto importanti piattaforme utilizzate da aziende e professionisti, tra cui il caso che ha interessato Contabilità in Cloud di TeamSystem, dimostrano ancora una volta quanto la sicurezza informatica sia diventata una priorità per ogni impresa. Secondo le informazioni rese pubbliche, l’evento avrebbe comportato l’esfiltrazione di dati anagrafici, recapiti, coordinate IBAN e informazioni relative a movimentazioni contabili, mentre non risulterebbero compromesse le credenziali di accesso degli utenti.

Di fronte a notizie come questa, la prima reazione è spesso quella di chiedersi se i sistemi informatici siano sufficientemente protetti. In realtà la questione è più ampia.

Oggi molte aziende investono correttamente in software gestionali, firewall, antivirus, backup e servizi di sicurezza avanzati. Tuttavia, gli esperti di cybersicurezza concordano su un aspetto: il bersaglio preferito dei criminali informatici non è il computer, ma la persona che lo utilizza.

Gli attacchi sono sempre più sofisticati

Le frodi informatiche moderne non si limitano più a inviare email palesemente sospette o ricche di errori grammaticali.

Gli attaccanti raccolgono informazioni, studiano l’organizzazione aziendale e utilizzano dati reali per rendere credibili le proprie comunicazioni. Una richiesta di modifica dell’IBAN di un fornitore, una falsa fattura, una telefonata che sembra provenire dalla banca o da un collaboratore possono diventare strumenti efficaci per indurre una persona ad agire in buona fede.

Quando il criminale dispone già di dati autentici relativi a clienti, fornitori o pagamenti, distinguere una richiesta legittima da una fraudolenta diventa ancora più difficile.

La sicurezza è anche una questione culturale

Per questo motivo la sicurezza informatica non può essere considerata esclusivamente una responsabilità dell’ufficio IT o del fornitore software.

Ogni collaboratore, dipendente, amministratore o professionista che opera all’interno dell’azienda rappresenta un elemento fondamentale della catena di sicurezza.

Una procedura semplice, come verificare telefonicamente una variazione delle coordinate bancarie di un fornitore o controllare con attenzione il mittente di una comunicazione urgente, può evitare danni economici significativi.

Alcune buone pratiche da adottare

Le aziende dovrebbero:

  • verificare sempre le richieste di modifica degli IBAN attraverso un contatto diretto e indipendente;
  • diffidare delle comunicazioni che generano urgenza o pressione;
  • non condividere credenziali, password o codici di accesso tramite email o telefono;
  • utilizzare l’autenticazione a più fattori ove disponibile;
  • formare periodicamente il personale sui rischi di phishing e social engineering;
  • definire procedure interne per la gestione delle richieste di pagamento e dei dati sensibili.

La vera sfida dei prossimi anni

La trasformazione digitale offre opportunità straordinarie di efficienza e competitività, ma richiede anche una maggiore consapevolezza dei rischi.

Investire nella tecnologia è fondamentale. Investire nelle persone lo è ancora di più.

Perché il miglior sistema di sicurezza può essere aggirato da una semplice disattenzione, mentre una persona informata e preparata rappresenta spesso la migliore difesa contro qualunque attacco informatico.

La cybersecurity non è soltanto una questione di software: è una questione di cultura aziendale.

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